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venerdì 1 gennaio 2016

Mostra Maggio 1981 "Ci ritroviamo da Giotto" Le Fonti Monte San Savino (Ar)

Il critico Lilli Latino, in un suo intervento, parla del pittore Francesco Caporali:
"Cecco Caporali, pittore di Arezzo- Fosse uno scultore, d’accordo: la scultura è l'arte del togliere, non del mettere, che è prerogativa della pittura. Ma Cecco è pittore; e abbastanza misteriosamente fa cavando, scavando, non disegnando e poi deponendo colori sulla tela. In principio, in ogni sua tela, era il colore; una materia densa e opaca, evidentemente il caos, e, come al solito, chissà chi l’aveva creato quel caos, tutto nero, o tutto verde, o tutto rosa carne, anche tutto bianco. Colore-materia, senza luce.
Poi intervenne lui, Cecco, e coi pennelli frugò nel colore, ne tolse, scavò  in profondità sino al cuore, sino al significato stesso del colore, e dal Caos fece scaturire la luce, ne fece sprizzare quel tanto che bastasse a illuminare l’opaca materia. E nella luce presero forma i paesaggi, i corpi, i sentimenti, e nelle anse dell’ombra segretamente si accesero di altri colori, che in principio non c’erano. Può anche darsi che il  procedimento pittorico di Cecco Caporali non sia precisamente questo; ma così me lo hanno raccontato; e io, che sono incline a dar credito alle leggende, tanto più se un po’ luciferine, questa la prendo  per buona. Altrimenti, come potreste spiegare l’esistenza di quei suoi Cardinali torvi e sagaci che emergono da una buia antichità di intrighi, dalle nere profondità del sapiente potere di sempre? E come potreste giustificare, senza evocare l’atavica condanna del peccato originale (o la primigenia presenza della nostra lussuria) le suggestioni di quei nudi così tiepidi, così disponibili, la cui candida e forse inconsapevole lascivia nacque assai prima dei loro corpi, venne da molto più lontano delle loro camerette di vergini o dei loro boudoirs di cortigiane? E come spieghereste, ditemi, quegli straordinari ritratti di famiglia che nella diafana inespressività dei volti apertamente vi confessano, invece, tutte le ambizioncelle e i fallimenti e le piccole turpitudini del loro intero albero genealogico, sin dalle radici? E quei passaggi densi e attoniti, quei tramonti estremi, che solo nell’attimo in cui li guardate liberano dal loro magma tellurico, il raggio vitale che il pittore era andato a cercando, e ora, colti in flagrante creazione, d’un colpo illuminano le nubi del cielo, i boschi sui monti, anche Arezzo, anche voi?."

Lilli Latino

Opera d'arte moderna per una Chiesa cittadina


"Alla Galleria L'Incontro in Piazza San Francesco si inaugura stamani, domenica alle ore 11.00, l'esposizione di una “Pala” d'altare, che rappresenta il Sacro Cuore. L’opera eseguita da pittori concittadini: Orlando Cavallucci e Francesco Caporali è destinata alla Chiesa parrocchiale di San Gemignano.
In un elegante depliant di presentazione dell’esposizione sono riportati alcuni interessanti giudizi, di illustri personalità nel campo dell’arte, che ci piace qui di seguito riferire, nella loro integrale formulazione.
'Questo Cristo mi piace', scrive il prof. Gilberto Ceracchini, pittore di fama internazionale: 'per la sua originale semplicità, che mi fa pensare alle prime cose cristiane, piene di religiosità.'
'E’ una sintesi di arte astratta e figurativa. Come opera d’arte ha un suo significato. Rimango perplesso circa la iconografia del S. Cuore, che a mio giudizio è, in questa opera assolutamente nuova.' Questo il giudizio del Prof. Mons. Ciro Girolami."




Fonte: Giornale del Mattino12 Aprile 1959